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Domenico Carboni

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C’era una volta Pinocchio

Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, Firenze 1826-ivi 1890) scrittore, giornalista, critico letterario e teatrale, fu autore di vari libri per ragazzi. Il suo capolavoro Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino apparve a puntate dal 1881 al 1882 sul Giornale dei bambini supplemento de Il Fanfulla della domenica. Le storie conobbero un tale successo che si arrivò a ben trentasei puntate. Subito dopo la conclusione, le puntate, arricchite dalle illustrazioni di E. Mazzanti, furono raccolte in volume dal libraio-editore Felice Poggi di Firenze (1883) riportando un grande successo editoriale. Da allora Pinocchio divenne un personaggio celebre quanto quelli delle favole di Perrault, dei Fratelli Grimm e di Andersen. Le avventure di Pinocchio è tuttora il libro italiano più tradotto al mondo. Definirlo semplicemente una “favola” è alquanto riduttivo per diversi motivi. Intanto si differenzia per la lunghezza (231 pagine nella prima edizione) che non ha eguali nelle favole degli illustri autori citati i cui racconti occupano solo lo spazio di poche pagine: giustamente i termini plurali avventure e storie ci avvertono che, semmai, si tratta di una serie di favole concatenate fra loro. Ma soprattutto il libro è da ascrivere non alla letteratura per l’infanzia ma alla letteratura senza aggettivi. La lingua è viva, giornalistica, venata di toscanismi. Lo stile è rapido:  accelera i tempi, mutevoli e capricciosi, del racconto fino a renderlo talvolta precipitoso. Gli episodi, surreali e fantastici, si svolgono in un paesaggio realistico, quello della Toscana rurale insidiata dalla fame e dalla miseria, abitata da artigiani e contadini ma anche da un variegato bestiario favolistico che incarna tipi umani ben definiti. I valori di fondo sono quelli del clima storico dell’età umbertina: il sacrificio come strumento di miglioramento e riscatto sociale e la virtù operosa del lavoro.

   Oggi i tempi sono radicalmente cambiati: dall’economia rurale si è passati a quella industriale e post industriale, le classi sociali sono mutate, si è passati dalla miseria al consumismo, dalla fame alle diete dimagranti per smaltire i chili di troppo, la scuola non è più dura e selettiva, le medicine non sono più amare e disgustose, ecc… Eppure le avventure di Pinocchio sono sempre più di attualità, basti pensare che il capolavoro di Collodi è stato adottato di recente in Francia come libro di testo per le scuole.

   Grande è stata l’attenzione di altre forme dell’arte nei confronti di Pinocchio.  Nella musica si va dai pezzi pianistici caratteristici per l’infanzia a pezzi sinfonici e balletti di compositori peraltro di secondo piano. Di recente sono state rappresentate due opere liriche, entrambe di giovani autori,  e un musical composto da un noto complesso pop. Nel campo del teatro di prosa , fin dai tempi del Collodi vi furono dei tentativi di trasporre il testo per le tavole del palcoscenico. Furono però dei tentativi occasionali e senza seguito. Molta più fortuna ebbe Pinocchio nel campo cinematografico. La sua popolarità crebbe certamente quando entrò a far parte della famiglia Disney. Fu nel 1937, subito dopo il successo del primo lungometraggio Biancaneve e i sette nani che Walt Disney scelse Pinocchio per ripetere il successo. Il film è del 1940. In fondo i valori dell’Italia umbertina non erano dissimili da quelli del New Deal roosveltiano. Ancora  oggi c’è un Pinocchio  che, insieme ai suoi colleghi Topolino e Paperino, accoglie i piccoli visitatori a Disneyland. Un’altra riuscita trasposizione cinematografica fu quella di Luigi Comencini (1971) con un indimenticabile Geppetto interpretato da Nino Manfredi e con la Lollobrigida nei panni della Fata. Di recente il “burattino” è ritornato sugli schermi nell’interpretazione di Roberto Benigni.

Dopo La Sirenetta e Hänsel e Gretel non ho resistito alla tentazione di proporre sulle scene del Piccolo Teatro di Catania un “mio” Pinocchio. Come riferimento ho usato proprio il testo della prima edizione. Si tratta di sei quadri di cui il primo e l’ultimo sono ambientati nella casa di Geppetto, partenza ed arrivo dell’itinerario avventuroso di quello “spiritello” che si insinua in un umile pezzo di legno dandogli vita. Vi sono tutti i momenti salienti riportati con cura filologica usando, quando possibile, gli stessi dialoghi del testo. È stato necessario, per rendere più immediatamente comprensibile il linguaggio, aggiornare la terminologia trasformando gli obsoleti termini vernacolari in vocaboli correnti e correggere quella inesatta: Pinocchio non è un burattino ma una marionetta e il “Pesce-Cane” altro non può essere che una balena. Attorno a Pinocchio ruotano ben venti personaggi interpretati da tre (quattro) attori con continui travestimenti (uno spettacolo nello spettacolo!). Si tratta, anche questa volta, di una “favola musicale” con tante canzoni musicate da Pietro Cavalieri.

                                                                            Domenico Carboni

 

      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pinocchio: Chiaraluce Fiorito

Federica Bisegna: La Fata, la Volpe, I Assassino.

Gianfranco Alderuccio: Geppetto, Arlecchino, Domatore del circo.

Tiziana Bellassai: Grillo parlante, Colombina, il Gatto, II Assassino, Civetta, I Coniglio nero, Marmotta.

Federico Pandolfino: Carabiniere, Mangiafuoco, Pappagallo, Corvo, II Coniglio nero, Lucignolo, il Delfino.

Regia: GIANNI SALVO

Musiche originali: PIETRO CAVALIERI

Scene costumi e maschere: ORIANA SESSA

Piccolo Teatro di Catania dal 6.5.2005

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