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La regina delle nevi
La regina delle nevi
Commedia per ragazzi di
Domenico Carboni
Liberamente ispirata all’omonimo racconto di H.C. Andersen
Personaggi:
(in ordine di apparizione)
Il diavolo Belzebino
Gerda, bambina intraprendente
Kay, suo amico del cuore
La Regina delle nevi
Arne, nonno di Kay
La maga Rosa, maga dei fiori
Papà brigante
Mamma brigante
Karen, figlia dei briganti
Renna di Babbo Natale
Coro di rose e altri fiori
Nel Natale del 1844 uscì il volume Nye Eventry II (Nuove favole, parte
seconda) di Hans Christian Andersen in cui era contenuta La regina
delle nevi, in danese Sneedronningen. Subito questa favola divenne
fra le più popolari dello scrittore scandinavo. La favola si compone di
sette storie concatenate i cui protagonisti sono Herda e Kay, amici per
la pelle. Nella prima storia, una sorta di prologo, si presenta un
diavolo che sparge per il cielo frammenti di uno specchio magico i
quali, se colpiscono un essere umano, lo rendono cattivo dal cuore di
ghiaccio. Kay verrà colpito dal maleficio del diavolo e
diventato"cattivo" romperà l’amicizia con Herda. Come se non
bastasse, verrà poi rapito dalla Regina delle Nevi e portato nel suo
castello. Herda si metterà alla ricerca dell’amico scomparso
attraversando una serie di avventure che costituiscono materia delle
storie concatenate nell’ultima delle quali, penetrata nel castello della
Regina, riuscirà a salvare l’amico Kay liberandolo dal maleficio e riconducendolo a casa.
Nell’adattamento teatrale sono presenti tutti gli ingredienti della favola: il diavolo, presentato
con ironia, i due protagonisti e gli altri personaggi che via via Herda incontrerà nel suo
viaggio alla ricerca dell’amico.
I temi sono quanto mai suggestivi. Il primo è senz’altro la neve che nei lunghi inverni del Nord
Europa ricopre col suo candido mantello ininterrottamente la Scandinavia fino alla Lapponia e
la Groenlandia, terre misteriose e sconosciute. Il rapporto che i popoli del Nord hanno con la
neve è ben spiegato nel romanzo del danese Peter Høeg Il senso di Smilla per la neve uscito
qualche anno fa. Smilla come Herda segue le tracce del bambino Esajas e sa "leggere" la
neve: le impronte della neve non mentono e attraverso queste scoprirà la verità.
Nell’adattamento il nonno Arne insegna a Herda come seguire le tracce della slitta della
Regina, tracce che la condurranno nel profondo Nord fino al Castello di Ghiaccio.
Poi c’è la questione dello specchio diabolico. La realtà è bella ma sono le schegge dello
specchio che «alcune finiscono negli occhi della gente facendo vedere tutto deforme e
abbrutito, mentre altre penetrano nei cuori degli uomini trasformandoli in pezzetti di
ghiaccio». L’indole di Kay, come tutti i bambini, è buona fino a quando nella vita non si
imbatte in quel frammento di specchio. Non esiste quindi istinto o predisposizione al male. Di
che cosa è fatto quello specchio? Di fame, miseria, emarginazione? È una teoria
antropologica molto moderna e progressista che si rifà all’Émile di Jean Jacques Rousseau,
testo chiave di tutta la pedagogia dell’Ottocento.
Singolare è poi che la protagonista di tante avventure sia una ragazza, e non il solito prode e
muscoloso cavaliere protagonista di tante pièces de
sauvatage. Non sarà una spada a vincere il male ma
l’intelligenza, la costanza e, soprattutto l’amore. E a
proposito di amore: sarà solo questione di amicizia
oppure nel cuore dei due adolescenti fiorisce qualcosa
di nuovo? La favola di Andersen finisce con una
significativa frase della nonna rivolta ai due ragazzi:
«Siete diventati adulti, ormai,» disse «sarete felici solo
se riuscirete a restare bambini nel cuore». La favola
quindi continua, ma è un’altra storia, e su questa si
chiude prudentemente il sipario.
Domenico Carboni