© G.sordi 2011 La regina delle nevi La regina delle nevi Commedia per ragazzi di Domenico Carboni Liberamente ispirata all’omonimo racconto di H.C. Andersen Personaggi: (in ordine di apparizione) Il diavolo Belzebino Gerda, bambina intraprendente Kay, suo amico del cuore La Regina delle nevi Arne, nonno di Kay La maga Rosa, maga dei fiori Papà brigante Mamma brigante Karen, figlia dei briganti Renna di Babbo Natale Coro di rose e altri fiori Nel Natale del 1844 uscì il volume Nye Eventry II (Nuove favole, parte seconda) di Hans Christian Andersen in cui era contenuta La regina  delle nevi, in danese Sneedronningen. Subito questa favola divenne  fra le più popolari dello scrittore scandinavo. La favola si compone di  sette storie concatenate i cui protagonisti sono Herda e Kay, amici per la pelle. Nella prima storia, una sorta di prologo, si presenta un  diavolo che sparge per il cielo frammenti di uno specchio magico i  quali, se colpiscono un essere umano, lo rendono cattivo dal cuore di ghiaccio. Kay verrà colpito dal maleficio del diavolo e  diventato"cattivo" romperà l’amicizia con Herda. Come se non  bastasse, verrà poi rapito dalla Regina delle Nevi e portato nel suo  castello. Herda si metterà alla ricerca dell’amico scomparso  attraversando una serie di avventure che costituiscono materia delle  storie concatenate nell’ultima delle quali, penetrata nel castello della  Regina, riuscirà a salvare l’amico Kay liberandolo dal maleficio e riconducendolo a casa. Nell’adattamento teatrale sono presenti tutti gli ingredienti della favola: il diavolo, presentato con ironia, i due protagonisti e gli altri personaggi che via via Herda incontrerà nel suo  viaggio alla ricerca dell’amico. I temi sono quanto mai suggestivi. Il primo è senz’altro la neve che nei lunghi inverni del Nord Europa ricopre col suo candido mantello ininterrottamente la Scandinavia fino alla Lapponia e la Groenlandia, terre misteriose e sconosciute. Il rapporto che i popoli del Nord hanno con la neve è ben spiegato nel romanzo del danese Peter Høeg Il senso di Smilla per la neve uscito qualche anno fa. Smilla come Herda segue le tracce del bambino Esajas e sa "leggere" la  neve: le impronte della neve non mentono e attraverso queste scoprirà la verità.  Nell’adattamento il nonno Arne insegna a Herda come seguire le tracce della slitta della  Regina, tracce che la condurranno nel profondo Nord fino al Castello di Ghiaccio. Poi c’è la questione dello specchio diabolico. La realtà è bella ma sono le schegge dello  specchio che «alcune finiscono negli occhi della gente facendo vedere tutto deforme e  abbrutito, mentre altre penetrano nei cuori degli uomini trasformandoli in pezzetti di  ghiaccio». L’indole di Kay, come tutti i bambini, è buona fino a quando nella vita non si  imbatte in quel frammento di specchio. Non esiste quindi istinto o predisposizione al male. Di che cosa è fatto quello specchio? Di fame, miseria, emarginazione? È una teoria  antropologica molto moderna e progressista che si rifà all’Émile di Jean Jacques Rousseau,  testo chiave di tutta la pedagogia dell’Ottocento. Singolare è poi che la protagonista di tante avventure sia una ragazza, e non il solito prode e muscoloso cavaliere protagonista di tante pièces de  sauvatage. Non sarà una spada a vincere il male ma  l’intelligenza, la costanza e, soprattutto l’amore. E a  proposito di amore: sarà solo questione di amicizia  oppure nel cuore dei due adolescenti fiorisce qualcosa  di nuovo? La favola di Andersen finisce con una  significativa frase della nonna rivolta ai due ragazzi:  «Siete diventati adulti, ormai,» disse «sarete felici solo  se riuscirete a restare bambini nel cuore». La favola  quindi continua, ma è un’altra storia, e su questa si  chiude prudentemente il sipario. Domenico Carboni