Compagnia Teatro e/o Musica Sassari
Anna Luisa Scano (Alexis) Tore Gaias (Ermosa) Gian Luca Valenti (Il Duca)
Gianluca Valenti (Il Duca) Annaluisa Scano (Alexis) Tore Gaias (Ermosa) Roberto Ferrari Melega
(Romboidal) Andreina Demontis (Teodorina).Corale A. Vivaldi. dir. Daniele Manca. Direttore
Gabriele Verdinelli. Regia Giampiero Cubeddu.
Alghero e Sassari 9-11/12/1995
L’isola di Tulipatàn
Buffonnerie in un atto
Titolo originale: L’Île de Tulipatan
Libretto: Henri Chivot e Alfred Duru
Musica: Jacques Offenbach
Prima rappresentazione: Parigi.Théâtre des Bouffes Parisiens (Salle Choiseul) 30.9.1868
Versione ritmica, adattamento e strumentazione: Domenico Carboni (1995)
Organico: S, Ms, 2T, Br.- fl. ob.cl.fg. quintetto d'archi, batt.,pf. ad lib.
Durata: 60’
Personaggi: Tulipano XXII, sovrano di Tulipatàn, Br.; Alessio, principe ereditario, S; Romboidal,
gran siniscalco, T; Teodorina, sua moglie, Ms; Ermosa, loro figlia, T.
Trama: La vicenda si svolge nel regno di Tulipano XXII la cui moglie, defunta, con la complicità del
siniscalco Romboidal, non ha osato rivelargli che il loro pargolo è di sesso femminile. Il principe
Alessio viene quindi allevato come un maschio anche se dimostra "strane tendenze" ed è dolce e
timido. D’altra parte la moglie del siniscalco ha spacciato, persino davanti al marito, il figlio per una
bambina al fine di sottrarlo al servizio militare: egli è divenuto una "signorina" con "strane
tendenze" maschili. I due giovani crescono e si innamorano l’uno dell’altra con imbarazzo di
Romboidal (il quale pensa che i due siano femmine) e Teodorina (la quale pensa che i due siano
maschi). Quando Alessio e Ermosa apprendono del loro vero sesso restano sempre innamorati e
decidono di sposarsi. La soluzione fortunatamente risiede quindi nel fatto matematico che due
elementi negativi producono un fatto positivo.
Note: L’isola di Tulipatàn è un’isola inesistente. Il suo nome sembra essere fatto risalire alla città
indiana di Masulipatàn che fu protagonista nelle cronache quattro anni prima per essere stata
demolita da un ciclone e da successive inondazioni. I librettisti si ricordarono di quel nome
(opportunamente modificato) al momento di scegliere un nome pittoresco che indicasse una
località distante, per motivi di censura, come luogo ma anche come tempo (i fatti si svolsero "472
anni prima dell’invenzione delle sputacchiere"). In realtà gli strali satirici di Offenbach mirano a
Parigi e ai suoi governanti: il potere è frutto di una finzione, niente è esattamente ciò che pretende
di essere e su cui riesce a sostenersi.
« Tutto ciò è immerso in una musica così luminosa e trascinante che alla prima rappresentazione
gli spettatori furono presi dalla frenesia del tempo che seguivano rumorosamente col piede dalle
poltrone: li colpirono soprattutto i couplets del "tintamarre" e del "colibrì", la starnazzante "canzone
del canard" con trasparente allusione al noto giornale, il duetto con la citazione della Juive di
Halévy e infine l’irresistibile "Barcarolle-bouffe"» (R. Pourvoyeur).
© G.sordi 2011
L’isola di Tulipatàn