Pomme d’Api Operetta in un atto   Titolo originale: Pomme d’Api (letteralmente: mela appiola)  Libretto: Ludovic Halévy e William Busnach.  Musica: Jacques Offenbach Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre de la Renaissance 4.9.1873  Vers. ritmica in italiano, adattamento e str.: Domenico Carboni (1994)  Organico: S,T, Br. 1121.2000. archi. Durata: 50’ Personaggi: Cathérine (Pomme d’Api), S; Gustave, suo amante, T; Amilcar Rabastens,  zio di Gustave, Br. Trama: La sala da pranzo della casa del signor Rabastens, Parigi 1873. Licenziata  senza tanti complimenti l’anziana domestica, Rabastens attende con viva curiosità  l’arrivo di una giovane cameriera, assunta tramite l’ufficio di collocamento. Rientra  intanto suo nipote Gustave che racconta piangendo a suo zio di avergli infine obbedito,  benché molto a malincuore, troncando un fidanzamento che durava ormai da due anni:  non si deve mantenere un’amante per più di tre mesi, sostiene infatti Rabastens.  Gustave è inconsolabile per aver lasciato la sua ragazza che lui chiamava Pomme d’Api,  tenera e dolce come una mela appiola. Poco dopo giunge Cathérine, la nuova  domestica; Rabastens ne è immediatamente conquistato, tanto che, volendo mettere la  giovane a proprio agio, svolge egli stesso parte delle mansioni che dovrebbero  competere a lei e invita il nipote a fare altrettanto. Ma Gustave non se ne dà per inteso:  ha immediatamente riconosciuto in Cathérine la sua Pomme d’Api; tenta di farsi  perdonare spiegando la vera ragione del proprio comportamento, ma invano. Vedendo la  disperazione in cui il giovane sprofonda quando ella si finge propensa a diventare  l’amante di Rabastens, Cathérine capisce che Gustave è ancora veramente innamorato  e l’abbraccia. I due chiedono poi perdono all’irritato Rabastens: rabbonito questi non solo  concede il proprio consenso al matrimonio ma gli promette di quadruplicare la sua  rendita. Note: Nel 1870 la guerra Franco-prussiana spazzò via il bel mondo del Secondo Impero  e Offenbach, che ne era in un tempo uno dei simboli e lo specchio impietoso, si rifugiò  prudentemente all’estero con la sua famiglia. Al suo ritorno trovò la Terza Repubblica e  una società molto cambiata. Il genere satirico, graffiante, allusivo e raffinato non aveva  più presa nel nuovo pubblico composto prevalentemente da piccolo borghesi che  gradivano opere disimpegnate senza satira ed eccitazioni varie. Offenbach si seppe  adattare al nuovo gusto e riconquistò il successo con Pomme d’Api. Il libretto è stato  fornito al maestro da due suoi vecchi collaboratori Halévy e Busnach, i quali, pur in  consonanza con il nuovo clima, non hanno perso le unghie e lo spirito caustico. Fra le  gustose schermaglie della cameriera civettuola e l’attempato padrone vi sono pagine di  autentica poesia nell’evocazione dell’amore perduto e nella descrizione dei pomeriggi  domenicali trascorsi nel pittoresco circondario di Parigi. Tutti gli otto numeri della  partitura sono di prim’ordine degni dell’Offenbach più grande, come le due belle romanze  di Gustavo, l’esilarante concertato del grill, il terzetto del brindisi e il trascinante finale.      Pomme d’api © G.sordi 2011